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Linee guida cliniche per il lavoro con persone kinky

  • Immagine del redattore: Diana Piga
    Diana Piga
  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min

1. Perché parlare di linee guida sul kink


Negli ultimi anni sempre più persone portano in terapia temi legati al kink, al BDSM o a forme di sessualità non convenzionale. Questi temi includono pratiche sessuali, fantasie, identità, relazioni, dinamiche di potere e significati profondamente intrecciati alla vita emotiva.


La formazione psicologica e psicoterapeutica tradizionale fornisce strumenti limitati per affrontare in modo specifico questi contenuti. Questa condizione espone il lavoro clinico a due derive opposte: un’interpretazione patologizzante oppure una lettura semplificata di dinamiche complesse.


Parlare di linee guida risponde quindi a una domanda concreta: come lavorare in modo competente, rispettoso e approfondito con persone che vivono il kink come parte della propria esperienza?



2. Kink e salute mentale: superamento del modello patologizzante


Per molti anni la sessualità kinky è stata interpretata come una deviazione o come un segnale di disturbo psicologico. Le ricerche contemporanee e i principali sistemi diagnostici hanno progressivamente modificato questo orientamento.


Le classificazioni attuali distinguono tra interessi sessuali atipici e disturbi clinici. Il criterio centrale riguarda la presenza di sofferenza, perdita di controllo, danno o assenza di consenso.


Il kink consensuale, praticato tra adulti capaci di intendere e di volere, rientra tra le varianti dell’espressione sessuale umana. Può svolgere funzioni erotiche, identitarie, relazionali o simboliche. Come ogni altra dimensione della sessualità, acquisisce rilevanza clinica quando entra in tensione con il benessere psicologico o con il funzionamento complessivo della persona.



3. Esistono davvero delle linee guida ufficiali?


Quando si parla di “linee guida sul kink” è utile chiarire il contesto. In Europa il lavoro clinico con persone kinky si fonda su principi deontologici generali e su orientamenti diagnostici condivisi, senza documenti dedicati in modo esclusivo a questo ambito.


Negli Stati Uniti si è sviluppato un doppio livello di riferimento. Da un lato sono presenti principi professionali generali elaborati dalle associazioni di sessuologia. Dall’altro sono state prodotte linee guida applicative da gruppi di clinici con esperienza diretta, che traducono quei principi nel lavoro con il kink.


Questi documenti svolgono una funzione orientativa: aiutano a ridurre errori clinici, distorsioni interpretative e interventi dannosi nel trattamento.



4. I principi AASECT come cornice di riferimento


La cornice teorica più utilizzata a livello internazionale deriva dai principi proposti dall’AASECT, l’associazione statunitense di sessuologia clinica. Questi principi definiscono il modo in cui un professionista si pone di fronte alla sessualità umana nella pratica clinica.


L’approccio AASECT pone al centro la sospensione del giudizio, il riconoscimento del consenso, la competenza professionale e l’attenzione al funzionamento psicologico globale della persona.


In questa prospettiva, il kink rappresenta un elemento dell’esperienza soggettiva del paziente. Il lavoro clinico si concentra sul significato che assume per quella persona, sul suo impatto relazionale e sulla sua integrazione nel benessere psicologico complessivo.



5. Le Kink Clinical Practice Guidelines: origine e funzione


Le Kink Clinical Practice Guidelines sono state pubblicate nel 2019 da un gruppo di psicologi, psicoterapeuti e sessuologi riuniti nel Kink Clinical Practice Guidelines Project. Si tratta di professionisti che lavoravano già da anni con persone coinvolte nel kink e che si sono confrontati con una difficoltà ricorrente: l’assenza di indicazioni cliniche condivise su come trattare questi temi in modo competente.


Partendo dai principi AASECT – in particolare la non patologizzazione, la centralità del consenso, l’attenzione al funzionamento psicologico e la consapevolezza dei bias clinici – questo gruppo ha deciso di tradurre tali principi in indicazioni applicative specifiche per il lavoro con pazienti kinky.


Le linee guida nascono quindi dall’esigenza di colmare il divario tra principi etici generali e pratica clinica quotidiana. Non hanno carattere vincolante né prescrittivo, ma offrono una cornice orientativa basata su consenso esperto e letteratura scientifica, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’intervento e ridurre il rischio di danno iatrogeno nel trattamento di persone con interessi kinky.



6. Struttura e contenuti delle Kink Clinical Practice Guidelines


Le linee guida sono organizzate in aree tematiche che coprono l’intero processo clinico, dall’accoglienza del paziente alla valutazione, dalla formulazione del caso alla gestione etica del trattamento.


Definizione e linguaggio


Le linee guida partono da un chiarimento terminologico. Kink viene utilizzato come termine ombrello che include BDSM, fetish, dinamiche di potere erotico e pratiche sessuali non convenzionali.


Viene sottolineata l’importanza di utilizzare il linguaggio del paziente, evitando etichette improprie o interpretazioni riduttive. Un punto centrale riguarda la distinzione tra pratica, fantasia e identità: elementi che possono coesistere o presentarsi separatamente e che hanno significati clinici differenti.


Una lettura accurata del linguaggio consente di evitare fraintendimenti e di costruire un’alleanza terapeutica solida.



Competenza del clinico


Le linee guida attribuiscono al professionista una responsabilità chiara: sviluppare una conoscenza adeguata delle dinamiche kinky, dei ruoli, delle modalità di negoziazione e dei contratti impliciti o espliciti presenti in queste relazioni.


Viene enfatizzata la necessità di riconoscere i limiti della propria competenza. In presenza di aree poco conosciute o di situazioni complesse, il ricorso a supervisione, consultazione o invio rappresenta una pratica clinica appropriata.


La competenza viene definita come un processo continuo, non come un requisito statico.



Consenso e dinamiche di potere


Uno dei nuclei centrali delle linee guida riguarda il consenso. Il consenso viene descritto come un processo, caratterizzato da informazione, negoziazione, possibilità di revisione e revoca.


Nel lavoro clinico assume rilievo la distinzione tra potere erotico consensuale e abuso. Le dinamiche di dominanza e sottomissione, quando negoziate e condivise, rappresentano modalità relazionali specifiche e non indicatori automatici di violenza.


Il compito del clinico consiste nella valutazione delle asimmetrie reali: età, dipendenza economica, vulnerabilità psicologica, contesti coercitivi. Questa valutazione si integra con l’ascolto dell’esperienza soggettiva del paziente.



Valutazione clinica e funzionamento


Le linee guida indicano chiaramente che il focus della valutazione clinica riguarda il funzionamento globale della persona. Gli elementi centrali includono la presenza di distress, la capacità di regolazione emotiva, la qualità delle relazioni e l’integrazione delle pratiche kinky nella vita quotidiana.


Il kink entra nel lavoro terapeutico come oggetto di intervento solo quando è associato a sofferenza, conflitto interno o difficoltà relazionali. In assenza di questi elementi, il lavoro clinico si concentra su altri aspetti della vita psicologica del paziente.



Trauma e stigma


Un punto particolarmente delicato riguarda il rapporto tra kink e trauma. Le linee guida chiariscono che non esiste una relazione automatica tra interessi kinky ed esperienze traumatiche.


Allo stesso tempo viene posta attenzione agli effetti dello stigma sociale, della segretezza e del minority stress. Molte difficoltà psicologiche riportate dai pazienti derivano dall’isolamento, dalla paura del giudizio e dalla mancanza di spazi sicuri di confronto, più che dalle pratiche in sé.


Il clinico è chiamato a distinguere con cura tra vissuti traumatici e modalità sane di espressione erotica.



Relazioni, famiglia e ciclo di vita


Le linee guida includono una riflessione articolata sulle configurazioni relazionali. Vengono considerate coppie kinky, relazioni non monogame consensuali, famiglie con figli e diversi momenti del ciclo di vita.


L’invito è a valutare la qualità delle relazioni, le competenze genitoriali e il benessere dei membri coinvolti senza ricorrere a presupposti patologizzanti basati sulla struttura relazionale o sulle pratiche erotiche.



Etica professionale e confini


Sul piano etico, le linee guida ribadiscono il ruolo della neutralità clinica e della tutela dell’autonomia del paziente. Il professionista non assume una funzione correttiva rispetto al desiderio sessuale e mantiene confini chiari nel setting terapeutico.


Il rispetto della persona, la competenza e la responsabilità professionale costituiscono il perno dell’intervento.



Conclusioni


Le Kink Clinical Practice Guidelines rappresentano oggi il riferimento più articolato per il lavoro clinico con persone con interessi kinky. Offrono una struttura chiara, scientificamente fondata e clinicamente utilizzabile, capace di integrare principi etici, conoscenze empiriche e attenzione al contesto sociale.


Il loro valore risiede nella capacità di orientare il professionista verso un lavoro competente, rispettoso e centrato sul benessere, riducendo errori interpretativi e interventi dannosi.


Fonti


Wright, S. (2014). Depathologizing consensual sexual sadism, sexual masochism, transvestic fetishism, and fetishism. Archives of Sexual Behavior.


Connolly, P. H. (2006). Psychological functioning of bondage/domination/sadomasochism practitioners. Journal of Psychology & Human Sexuality.


Pascoal, P. M., et al. (2020). Psychological well-being and sexual satisfaction in BDSM practitioners. Journal of Sexual Medicine.


Taylor, J. F., et al. (2023). Clinical Guidelines for Working with Clients Involved in Kink. Journal of Sex & Marital Therapy.


Kink Clinical Practice Guidelines Project (2019). Clinical Practice Guidelines for Working with People with Kink Interests.



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